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Claude Code è cambiato: 15 concetti nuovi, dalla cache del modello alle sessioni cloud

Cambiare modello in Claude Code costa di più per colpa della cache. Ecco i 15 cambiamenti del 2026: effort, prompt, contesto, skill, /goal, advisor e routine.

Luca Di Domenico

Luca Di Domenico

· 16 min di lettura

In breve

In Claude Code passare da Opus a Haiku per una domanda facile costa di più, perché ogni modello ha la sua cache e la conversazione va riletta a prezzo pieno: conviene tenere il modello e usare /effort low. È il primo di 15 cambiamenti del 2026, che toccano anche il modo di scrivere i prompt per Opus 5.5, il contesto da 1 milione di token, le skill, /goal, fork, advisor, dynamic workflow, hook, routine e sessioni cloud. Il filo comune: i modelli nuovi lavorano da soli più a lungo, quindi servono traguardi chiari e meno istruzioni.

Se in Claude Code passi da Opus a Haiku per una domanda facile, pensando di risparmiare token, molto probabilmente stai spendendo di più. Il motivo è la cache: ogni modello ha la sua, quindi chi subentra deve rileggere tutta la conversazione a prezzo pieno. Per una domanda facile conviene tenere il modello e abbassare l’effort con /effort low.

Questa è solo la prima di 15 abitudini che a inizio 2026 erano giuste e che oggi fanno spendere di più o lavorare peggio. Claude Code è cambiato così tanto quest’anno che vale la pena rivederle tutte, una per una:

  1. Cambiare modello a metà lavoro costa di più.
  2. Un effort più alto non garantisce risultati migliori.
  3. I prompt per Opus 5.5 si scrivono in modo diverso.
  4. Un contesto da 1 milione di token non va riempito.
  5. I projects sono diventati una chat che coordina tanti task.
  6. Il plan mode serve sempre meno.
  7. Le skill vanno ridotte alle sole correzioni.
  8. /goal può dirti che ha finito quando non è vero.
  9. Oltre ai subagent adesso ci sono i fork.
  10. Con l’advisor un modello chiede consiglio a un altro.
  11. I dynamic workflow fanno lavorare tanti agenti in parallelo.
  12. Gli hook si possono scrivere a parole.
  13. Le routine partono da sole, anche da un evento.
  14. Il limite di utilizzo non ferma più il lavoro.
  15. Le sessioni cloud girano anche con il computer spento.

1. Perché cambiare modello in Claude Code costa di più?

Cambiare modello costa di più perché ogni modello ha la sua cache. Ogni volta che mandi un messaggio, Claude rilegge tutta la conversazione dall’inizio, compresi i file aperti e le istruzioni che gli hai dato. Per non fartela pagare ogni volta a prezzo pieno, Claude conserva la parte già letta in una memoria temporanea, la cache. Rileggere dalla cache costa molto meno.

Il problema nasce quando cambi modello. Se dopo un’ora di chat con Opus passi a Haiku, Haiku quella conversazione non l’ha mai letta: deve rileggerla tutta a prezzo pieno. E quando torni su Opus, Opus deve rileggere tutto quello che è successo nel frattempo.

C’è poi un secondo motivo. Un modello piccolo spesso ha bisogno di più tentativi e di più correzioni per arrivare allo stesso risultato. Ogni tentativo sono altri token. Sommando tutto, con Haiku puoi spendere più che restando su Opus 5.5.

La guida di Anthropic sulla scelta del modello lo dice in modo esplicito: la maggior parte dei lavori parte da Opus 5.5, e regolare l’effort spesso conviene più che cambiare modello. La mia regola è semplice: scegli il modello all’inizio della chat e tienilo fino alla fine.

2. Conviene alzare l’effort al massimo?

No: con Opus 5.5 un effort più alto non garantisce un risultato migliore. Viene istintivo alzarlo, perché sembra che più ragionamento voglia dire risposte più precise. Ma se apri il menu di /effort in Claude Code, accanto al livello max c’è scritto che può usare troppi token, rispondere lentamente e ragionare più del necessario.

Su Opus 5.5 il livello di default è medium, ed è quello da cui Anthropic consiglia di partire. Nella guida di Addy Osmani su Opus 5.5 c’è anche un tester che ha visto Opus 5.5 all’effort più basso trovare più bug di Opus 5 a effort alto.

Quando hai una domanda semplice, quindi, non cambiare modello: scrivi /effort low. La cache resta, il modello resta, e spendi meno. Finita la domanda, rimetti l’effort dov’era prima, di solito medium.

3. Come si scrive un prompt per Opus 5.5?

Un prompt per Opus 5.5 dice cosa vuoi, quando il lavoro è finito, quando fermarsi a chiedere e cosa non vuoi. Le indicazioni vengono dalla guida che Addy Osmani ha pubblicato sul blog di Claude. Prendi questo prompt, che fino a qualche mese fa andava benissimo:

Pensa attentamente, passo dopo passo.
Creami una pagina per prenotare appuntamenti nel mio studio.

Oggi lo riscrivo così:

Creami una pagina dove i clienti prenotano un appuntamento nel mio studio.
Finito significa: scelgo giorno e ora, arriva una email di conferma,
e due persone non possono prenotare lo stesso orario.
Provala tu prima di dirmi che funziona.
Fermati a chiedermi solo se ti manca un'informazione.
Niente sfondo crema, niente pulsanti a pillola.

Le modifiche sono quattro:

  • Ho tolto "pensa attentamente, passo dopo passo". Secondo la guida queste istruzioni non servono più: Opus 5.5 ragiona sempre prima di rispondere e decide da solo quanto.
  • Ho dato un traguardo preciso. È la modifica più importante. Invece di lasciar decidere al modello quando il lavoro è finito, lo scrivo io nel prompt. Funziona come il comando /goal, di cui parlo più sotto.
  • Ho detto quando fermarsi a chiedere. Opus 5.5 lavora da solo più a lungo, quindi conviene specificare in quali casi deve fermarsi e fare domande.
  • Ho detto cosa non voglio. Scrivere solo "fallo bello" non basta: un elenco preciso degli stili da evitare funziona meglio.

Ho dedicato un articolo intero a queste 4 modifiche ai prompt per Opus 5.5.

4. Il contesto da 1 milione di token va usato tutto?

No. Sonnet e Opus oggi hanno una finestra di contesto da 1 milione di token, ma più token metti nel contesto, più il modello diventa impreciso. Anthropic l’ha misurato con un test in cui Opus 4.6 doveva ritrovare 8 informazioni nascoste in un testo lungo: a 256 mila token le ritrovava nel 93% dei casi, a 1 milione solo nel 76% (annuncio di Claude Opus 4.6).

Il primo posto da sistemare di solito è il file CLAUDE.md. Spesso contiene informazioni non essenziali che Claude si porta dietro in ogni sessione. Conviene spostarle in file separati, per esempio dentro una cartella docs, e lasciare in CLAUDE.md solo il percorso. Così Claude apre quel file solo quando gli serve davvero.

Un dettaglio che conta: il rimando va scritto senza chiocciola. Con @docs/prezzi.md Claude Code include il contenuto del file a ogni avvio e non risparmi niente. Con docs/prezzi.md Claude lo apre solo quando serve.

Il secondo consiglio viene ancora dalla guida di Osmani ed è pensato per i lavori lunghi. Siccome Opus 5.5 lavora da solo a lungo, la finestra di contesto pian piano si riempie. Per i lavori che sai che dureranno tanto, aggiungi in fondo al prompt questa frase:

Tieni una checklist in TASKS.md. Spunta ogni punto quando è fatto e aggiungi quello che scopri strada facendo.

In questo modo, quando il contesto si riempie, Claude Code non dimentica nulla: tutto quello che gli serve è scritto nel file. Per vedere quanto contesto stai usando c’è il comando /context, che mostra tra le altre voci "Memory files", cioè il tuo CLAUDE.md.

5. Come funzionano i nuovi projects di Claude Code?

Dal 17 settembre un project di Claude Code è un’unica chat che fa da capo squadra e coordina tanti task indipendenti. Prima i projects erano solo chat racchiuse in una cartella, e ogni chat era a sé. Adesso gli agenti lavorano in autonomia e riportano tutto alla chat principale, che quindi sa tutto quello che succede nel project.

Ci sono due cose da sapere. La prima: siccome un project fa lavorare più thread in parallelo, consuma molti più token di una sessione normale. Anthropic spiega che ogni thread è una sessione completa di Claude Code, e che modello ed effort si scelgono sia per la chat principale sia per i thread. La seconda: i projects nuovi sono ancora in beta, quindi possono avere imperfezioni e bug.

6. Il plan mode serve ancora?

Il plan mode serve sempre meno. Boris Cherny, il creatore di Claude Code, ha scritto su Hacker News che il plan mode era utile e che oggi non lo è più, perché i modelli nuovi non ne hanno più bisogno. Io non lo uso da mesi, e le cose vanno meglio, non peggio.

Il plan mode resta utile per due cose:

  • le domande: in plan mode Claude Code ti fa molte domande prima di partire;
  • la sola lettura: finché non dai il via, Claude non modifica i file.

Per le domande ho trovato un’alternativa. Faccio una sessione di brainstorming e scrivo a Claude Code: "Fammi tutte le domande che hai finché non ti è chiaro tutto, una alla volta." Rispondo una domanda dopo l’altra, e senza plan mode non ho notato differenze. Ti consiglio di provarlo.

Il plan mode comunque c’è ancora, e sembrava davvero che dovessero toglierlo. Il 23 settembre Thariq, che lavora nel team di Claude Code, ha scritto su X che stavano pensando di eliminarlo e di usare shift+tab per regolare l’effort. Secondo lui i modelli non ne hanno più bisogno, e ha chiesto a chi lo usa ancora di spiegargli perché.

Il giorno dopo, letti i commenti, ha cambiato piano:

lots feedback here, many of you are planning yourself & don’t need plan mode

others prefer the UX of entering a mode where Claude is just thinking & brainstorming with you

my plan is to: make plan mode into a built-in mod; allow mods to add new modes or override shift+tab

Quindi il plan mode resterà, come mod integrata, e le mod potranno aggiungere nuove modalità o cambiare cosa fa shift+tab. Se ti dà sicurezza, puoi continuare a usarlo.

7. Come si scrive una skill oggi?

Oggi una skill contiene solo le correzioni agli errori che Claude fa senza di lei. A inizio anno una skill era una procedura completa, con ogni istruzione scritta per far eseguire un task all’agente. Adesso i modelli sanno fare da soli molti di quei task. Il consiglio di Anthropic è far provare il task a Claude Code senza skill, guardare come lo realizza e creare la skill solo per correggere gli errori.

Lo conferma un test pubblico su GitHub, il repository skill-placebo. Ha confrontato 9 pacchetti di skill tra i più popolari con un file "placebo" della stessa lunghezza, su Claude Code con Opus 5.5. In 7 casi su 9 la skill non ha fatto meglio del placebo: 6 sono andate alla pari, una è andata peggio. Solo 2 hanno battuto il placebo.

Questo non vuol dire cancellare tutte le skill. Dipende da cosa contengono:

  • procedure generiche: Claude le sa già fare, e la skill serve sempre meno;
  • procedure tue, della tua attività: lì la skill serve ancora.

Per rivedere le istruzioni che hai già scritto c’è il comando /claude-api prompt-audit. Fa un audit del repository e ti dice quali skill puoi eliminare o abbreviare e come accorciare il CLAUDE.md.

L’ho lanciato su un mio repository. Ha controllato AGENTS.md, tutti i CLAUDE.md, la cartella docs/agents/ e 5 skill, rispetto a Opus 5.5. Non ha modificato nessun file: ha prodotto un report e un diff con 17 modifiche proposte, una per ogni problema, da applicare anche una alla volta. Ci ha messo meno di 6 minuti.

Il risultato interessante è cosa ha trovato. Nessuna frase scritta per i modelli vecchi, tipo "think step by step". I problemi erano quasi tutti informazioni superate e file che si contraddicono:

  • una guida dice che non c’è CI, ma i workflow ci sono;
  • un file ne cita un altro che non esiste;
  • una guida parla di 3 file in una cartella che ne contiene 5;
  • due regole opposte sul colore di sfondo delle slide;
  • una skill che ripete quattro volte, in maiuscolo, "leggi OGNI file".

Ha diviso i problemi per confidenza, alta e media. Alcuni li ha solo segnalati, senza proporre modifiche: per esempio una tabella che manca dall’elenco delle tabelle protette, che non ha toccato perché quell’elenco è un divieto.

Per creare e misurare una skill c’è invece skill-creator, rilasciato da Anthropic: lancia degli eval sulla stessa richiesta con la skill e senza skill, e ti dice se la skill serve davvero.

8. Perché /goal dice che ha finito quando non è vero?

/goal può dichiarare raggiunto un obiettivo che non lo è, perché il controllo legge solo la chat. Quando lanci /goal gli dai un obiettivo da raggiungere. Per verificare se l’obiettivo è stato raggiunto, Claude Code non apre l’output: rilegge la conversazione. Se l’obiettivo è vago, come "il report è finito", basta che Claude scriva "ho finito il report" e il goal risulta raggiunto.

Per questo l’obiettivo deve essere specifico, cioè misurabile. Ci sono due modi:

  • un numero: per esempio "la pagina si carica in meno di 100 millisecondi";
  • uno script che controlla: uno script con delle regole, che puoi far scrivere a Claude Code. Il risultato del controllo finisce nella chat, e il goal diventa molto più preciso.

Ecco come lo faccio. Prima chiedo a Claude Code:

Scrivi uno script check.sh che controlla che index.html esista e contenga un form con un campo data, un campo ora e un pulsante Prenota.

Poi lancio il goal:

/goal lo script check.sh passa e mi mostri l'output; fermati dopo 15 turni

Claude parte subito, non serve un altro messaggio. /goal senza niente dopo mostra a che punto si trova, /goal clear toglie il goal.

9. Che differenza c’è tra subagent e fork?

Un subagent parte da un foglio bianco, un fork parte da una copia della conversazione. Il subagent riceve solo un prompt e lavora per conto suo. Il fork invece sa tutto quello che vi siete detti fino a quel momento.

Facciamo un esempio. Ho avuto una conversazione con Opus fino a un certo punto, e ora serve un task che ha bisogno di tutto il contesto precedente. Claude Code fa un fork: Opus lavora sulla copia, e io continuo a lavorare sull’originale.

Di solito è Claude Code a decidere da solo quale usare. Se vuoi lanciarli tu, i comandi sono due:

  • /subtask, per esempio /subtask trova tutti i file che parlano di prezzi e riassumili: il risultato torna nella chat principale;
  • /fork, per esempio /fork controlla se nei file ci sono informazioni in contraddizione: lavora in background.

10. Cos’è l’advisor di Claude Code?

L’advisor fa lavorare due modelli insieme: uno fa il lavoro, l’altro gli dà consigli. Per esempio lavori con Sonnet, scrivi /advisor opus, e quando serve Sonnet chiama una seconda istanza con Opus e le chiede come procedere.

Nelle mie prove ho visto tre cose:

  • consuma il doppio, perché a ogni consulto lavorano due modelli;
  • da solo, Sonnet lo chiama poco, anche se la regola è scritta in CLAUDE.md;
  • chiesto nel prompt, lo chiama: scrivo "Prima di leggere o scrivere un file, chiama l’advisor", e Sonnet consulta Opus.

La funzione è appena uscita e molte cose non vanno ancora bene. In certi casi però fa risparmiare token.

11. Cosa sono i dynamic workflow?

I dynamic workflow sono il modo in cui Claude Code fa lavorare tanti agenti in parallelo sullo stesso task. Il numero lo scegli tu, in base al piano o, se paghi le API, a quanto vuoi consumare: 5, 10, 50, 100, 200 agenti. Più agenti usi, più token consumi.

Li attivi con una parola: scrivi ultracode nel prompt. Claude Code genera uno script JavaScript, diviso in step, che chiama i subagenti in base al task. Per esempio:

ultracode: controlla tutti i file di questa cartella e trova i link rotti

Le architetture principali sono quattro:

  1. catena: un agente passa il risultato del suo lavoro all’agente successivo;
  2. fan-out: più agenti lavorano in parallelo e il risultato arriva a un agente padre;
  3. verifica: un agente lavora e un altro controlla. È la mia preferita;
  4. loop: un agente lavora, si controlla il risultato e si torna all’agente finché il risultato non convince.

Il numero di agenti lo puoi dire a parole nel prompt, oppure impostarlo in /config alla voce "Dynamic workflow size". Ho scritto anche quando servono davvero più agenti.

12. Come si crea un hook a parole?

Oggi un hook di Claude Code si può definire a parole: al posto di uno script, un’altra chat di Claude controlla il lavoro fatto. Fino a poco fa gli hook, cioè i controlli che scattano sempre in un momento preciso, si scrivevano solo con degli script.

L’hook lo crei con un prompt. Per esempio crei un file voce.md con le tue regole di tono (niente punti esclamativi, frasi brevi, dai del tu) e scrivi:

Aggiungi in questo progetto uno stop hook di tipo agent, con modello Sonnet, che legge voce.md e i file che hai modificato, e ti rimanda a correggere se non rispettano le regole.

Da quel momento, se Claude scrive un testo che non rispetta voce.md, l’hook lo ferma e gli dice cosa non va, e Claude si corregge. Con /hooks lo vedi accanto agli hook deterministici di prima.

13. Cosa sono le routine di Claude Code?

Le routine fanno partire Claude Code da solo, anche quando il tuo computer è spento, perché lavorano sui server di Anthropic. Possono partire da un evento: per esempio un commit e un push su GitHub fanno partire una routine in cui Claude Code rivede il codice appena caricato.

Per creare una routine scrivi /schedule, che in alcune versioni si chiama /routines. Poi crei i trigger sulla sorgente che genera l’evento, per esempio su GitHub.

14. Cosa succede quando finisci il limite di utilizzo?

Quando il tuo piano arriva al 100% di utilizzo, Claude Code si interrompe ma poi riprende il lavoro da solo. Prima invece si fermava bruscamente, a metà lavoro.

La documentazione di Claude Code aggiunge alcuni dettagli utili. La sessione deve restare aperta, perché Claude Code aspetta lì che il limite si azzeri. La ripresa automatica è attiva di default e si spegne in /config alla voce "Continue automatically at usage limit". E se nel frattempo serve un permesso, Claude si ferma e aspetta te, come sempre.

15. Come si usano le sessioni cloud?

Le sessioni cloud sono oggi il modo più semplice per far girare Claude Code in autonomia senza che il tuo PC sia acceso. Tutto gira sul cloud di Anthropic. Dal terminale le avvii con claude --cloud seguito da quello che vuoi fare, per esempio:

claude --cloud "Crea un file note.md con 5 idee per un post su Instagram per uno studio di fisioterapia"

Quando vuoi riportare la sessione sul tuo computer, usi claude --teleport seguito dal codice della sessione, che trovi nella riga "Resume with". Quindi avvii il lavoro nel cloud, chiudi il portatile, il giorno dopo lo riapri e riparti da dove eri.

Da dove conviene iniziare?

Il cambiamento che fa risparmiare di più è anche il più semplice: tieni lo stesso modello per tutta la chat e usa /effort low per le domande facili. Subito dopo vengono un prompt con il traguardo scritto ("Finito significa…") e un CLAUDE.md più corto. Le altre novità, dai fork alle sessioni cloud, hanno senso quando il lavoro cresce. Scegline una, provala sul tuo prossimo progetto e guarda quanto cambia il tuo modo di lavorare con Claude Code.

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