AI Development

AI Act in Italia con il D.Lgs. 179/2026: 3 cose da fare se sviluppi software o fai consulenza digitale per le PMI

Dal 23 ottobre 2026 il D.Lgs. 179/2026 rende operativo l’AI Act in Italia. Chi sviluppa per le PMI deve prevedere il controllo umano e spiegarlo.

Luca Di Domenico

Luca Di Domenico

· 4 min di lettura

In breve

Dal 23 ottobre 2026 è in vigore il D.Lgs. 179/2026, che rende operativo l’AI Act in Italia e vieta decisioni interamente automatizzate su assunzioni, valutazioni e licenziamenti. Secondo la ricerca Nomisma-UniCredit su oltre 200 PMI, nel 45% dei casi l’AI la usano i dipendenti di loro iniziativa e il 50% indica la mancanza di competenze interne come primo ostacolo. Chi sviluppa software o fa consulenza per le PMI deve fare tre cose: prevedere il controllo umano fin dall’inizio, spiegare al cliente come funzionano i controlli e partire dagli strumenti AI che l’azienda usa già.

Se vendi servizi digitali alle PMI, il primo lavoro da fare adesso è capire come i tuoi clienti stanno già usando l’AI. Dal 23 ottobre 2026 è in vigore il D.Lgs. 179/2026, che rende operativo l’AI Act in Italia e fissa regole precise sull’uso dell’AI nelle decisioni che riguardano i lavoratori. Nel frattempo, in quasi metà delle PMI l’AI la usano già i dipendenti, di loro iniziativa.

Cosa cambia con il D.Lgs. 179/2026?

Il D.Lgs. 179/2026 è il decreto legislativo del 7 ottobre 2026, pubblicato in Gazzetta Ufficiale l’8 ottobre ed entrato in vigore il 23 ottobre. Adegua le norme italiane al Regolamento europeo sull’intelligenza artificiale, l’AI Act.

Per chi costruisce software, la parte più concreta del D.Lgs. 179/2026 riguarda il lavoro. Secondo l’analisi di EC News, il decreto stabilisce che:

  • le decisioni finali su assunzioni, valutazioni delle prestazioni, provvedimenti disciplinari e licenziamenti non possono basarsi solo su un trattamento automatizzato;
  • la decisione finale spetta a una persona con un potere effettivo e autonomo;
  • il consenso del lavoratore o del candidato non rende lecita una decisione interamente automatizzata;
  • un licenziamento deciso in violazione del divieto è nullo;
  • il lavoratore può chiedere una motivazione comprensibile, che indichi il peso del sistema di AI e i parametri principali considerati.

Quanto usano già l’AI le PMI italiane?

Le PMI italiane usano già l’AI, ma spesso senza sapere bene come gestirla. Lo mostra la ricerca Nomisma-UniCredit AI.DEA, presentata il 16 ottobre 2026 e condotta su oltre 200 PMI tra 10 e 250 dipendenti nelle filiere di meccanica, agroalimentare e Motor Valley. I dati principali, ripresi da ANSA:

  • nel 45% dei casi l’AI è usata in modo informale, per iniziativa dei singoli dipendenti;
  • il 50% delle imprese indica la mancanza di competenze interne come primo ostacolo;
  • due PMI su tre non usano l’AI in modo strutturato.

Il quadro è chiaro: l’AI dentro le aziende c’è già, e spesso gira senza regole condivise. Per chi sviluppa software o offre consulenza digitale, ci sono almeno 3 cose su cui lavorare.

1. Perché il controllo umano va previsto fin dall’inizio?

Il controllo umano va progettato subito perché aggiungerlo dopo può richiedere modifiche importanti al sistema. Se sviluppi strumenti che lavorano con CV, valutazioni o turni, devi decidere dal primo giorno chi controlla le decisioni dell’AI e cosa viene registrato.

In pratica significa disegnare il flusso con un punto di approvazione esplicito: l’AI propone, una persona decide. Il D.Lgs. 179/2026 chiede proprio questo per le decisioni finali sui lavoratori. Un passaggio di approvazione funziona solo se chi approva ha il tempo e le informazioni per farlo davvero: ne ho parlato a proposito della stanchezza da conferme negli agenti AI.

Quando costruisco software su misura con l’AI per le aziende, questo è uno dei primi punti che fisso nelle specifiche, prima di scrivere codice.

2. Cosa bisogna spiegare al cliente sui controlli?

Quando proponi una soluzione AI a una PMI, devi chiarire tre cose:

  1. chi può approvare o correggere le decisioni del sistema;
  2. quali attività vengono registrate;
  3. cosa succede quando il sistema sbaglia.

Per un’azienda che vuole usare l’AI senza perdere il controllo, queste risposte contano parecchio. Sono anche le domande che un lavoratore può porre: il decreto gli dà il diritto di chiedere una motivazione comprensibile della decisione. Se il software registra chi ha deciso e su quali parametri, rispondere diventa semplice.

3. Perché partire dagli strumenti AI che l’azienda usa già?

Prima di proporre nuove automazioni, chiedi ai dipendenti quali strumenti AI usano e per fare cosa. Con il 45% delle PMI dove l’AI entra per iniziativa dei singoli, la mappa reale degli usi è spesso diversa da quella che immagina il titolare.

Capire quali dati i dipendenti inseriscono e quali attività delegano all’AI fa emergere problemi concreti da risolvere. A volte è un rischio sui dati aziendali, come ho raccontato parlando dei dati venduti per allenare l’AI. A volte è un lavoro ripetitivo che merita uno strumento fatto bene, con i controlli giusti.

Cosa significa per chi sviluppa software nei prossimi mesi?

Nei prossimi mesi saper sviluppare soluzioni AI utili e aiutare le aziende a gestirle bene può diventare un vantaggio importante. Il 50% delle PMI dice di non avere le competenze interne: chi le porta, insieme a un sistema con controlli chiari, risponde a un bisogno già presente.

Spesso la prima opportunità è capire cosa sta succedendo dentro l’azienda, prima ancora di scrivere una riga di codice. Il momento giusto per fare quella domanda ai tuoi clienti è adesso.

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